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Territorio
Bologna (Bulåggna in dialetto bolognese) è una città di 376.976 abitanti, capoluogo dell’omonima provinciae della regione Emilia-Romagna.
Antichissima città universitaria, ospita numerosissimi studenti che animano la sua vita culturale e sociale. Nota per le sue torri ed i suoi lunghi portici, possiede un ben conservato centro storico (fra i più estesi d’Italia), in virtù di un’attenta politica di restauro e conservazione avviata dalla fine degli anni sessanta del secolo scorso, a dispetto dei gravi danni, causati dagli sventramenti urbanistici della fine del XIX secolo e dalle distruzioni belliche.
La città, le cui origini risalgono ad almeno un millennio prima di Cristo, è sempre stata un importante centro urbano, prima sotto gli Etruschi (Velzna/Felsina) ed i Celti (Bona), poi sotto i Romani (Bononia, poi ancora nel Medioevo, come libero comune (per un secolo è stata la quinta città europea per popolazione). Importante centro culturale ed artistico, questo ruolo fatica talvolta ad esserle riconosciuto, mancando un "capolavoro" di rinomanza mondiale che possa attirare in massa i turisti: tuttavia, la sua importanza artistica e monumentale è basata su un insieme omogeneo di monumenti ed emergenze architettoniche (le torri medievali, i palazzi d’epoca, le chiese, la struttura del centro storico) ed opere d’arte frutto di una storia architettonica ed artistica di prim’ordine.
Bologna è un importante nodo di comunicazioni stradali e ferroviarie del nord Italia, rilevante polo fieristico e area in cui risiedono importanti industrie meccaniche, elettroniche e alimentari. È sede d’importanti istituzioni culturali, economiche e politiche.
Storia antica
Raffigurazione medievale della città
La zona di Bologna risulta abitata fin dal IX secolo a.C., come risulta dagli scavi effettuati a partire da metà Ottocento nella vicina Villanova, frazione di Castenaso. In questo periodo, e fino al VI secolo a.C., l’insediamento appartiene alla fase indicata appunto come villanoviana ed è sparso in vari nuclei. Nel VII-VI secolo a.C. abbiamo testimonianze di un’apertura ai modelli artistici della vicina Etruria: anche la composizione etnica della popolazione cambia, passando dagli Umbri agli Etruschi che la battezzarono Felsina.
Successivamente (V-IV secolo a.C.), con la discesa dei Galli nella penisola gli Etruschi vengono progressivamente messi in minoranza, e il dominio gallico sulla zona durerà fino al 196 a.C., anno in cui i Galli Boi vengono scacciati dai Romani. Nel 189 a.C. questi ultimi fondarono sul sito una colonia di diritto latino a cui diedero il nome di Bononia.
Dopo la caduta dell’Impero, fu soggetta ad Odoacre, a Teodorico il Grande (493-526), a Bisanzio e infine, nel 727, ai Longobardi, nella cui ottica era solo un centro militare. Nel 774 la città capitola davanti a Carlo Magno, che la consegna al papa Adriano I.
Ripopolatasi nel X secolo, Bologna inizia a nutrire aspirazioni comunali, che riuscirà ad affermare alla morte di Mathilde di Canossa, nel 1115, ottenendo l’anno successivo una serie di concessioni giurisdizionali ed economiche dall’imperatore Enrico V. Il comune partecipò alla lotta contro il Barbarossa, conclusasi con la pace di Costanza nel 1183, dopo la quale conobbe una forte espansione, anche edilizia (periodo delle case-torri): fu uno dei principali centri di scambio commerciale grazie a canali che permettevano il transito di grandi quantità di merci. Basti considerare che alla fine del XIII secolo, con i suoi 50.000, forse 60.000 abitanti era la quinta città europea per popolazione (dopo Cordoba, Parigi, Venezia e Firenze), al pari con Milano ed era il maggior centro industriale tessile d’Italia.
Il complesso sistema di approvvigionamento idrico di cui era dotata la città, mediante una sviluppata rete di canali tra le più avanzate in Europa, si riforniva d’acqua dai torrenti Savena e Aposa e dal fiume Reno (come il Canale Navile ed il Canale di Savena). Questa energia idraulica serviva ad alimentare numerosi mulini per la fiorentissima industria tessile serica e per il trasporto di merci. Dei canali di Bologna (ora quasi tutti interrati) rimangono oggi tracce nella toponomastica.
Nel 1088 fu fondata a Bologna quella che è riconosciuta come la prima università del mondo occidentale (Alma mater studiorum). Tra i primi maestri, i giuristi D’Accursio ed Irnerio, che resero famosa la facoltà di giurispudenza nel mondo civilizzato, divulgando il Corpus Juris (raccolta di leggi e sentenze di diritto civile romano, voluta dall’imperatore romano d’oriente Giustiniano).
Nel XIII secolo, Bologna fu coinvolta nelle lotte tra guelfie ghibellini, con alterne fortune. Ad esempio: nel 1249 i bolognesi riuscirono addirittura a catturare Re Enzo di Sardegna, figlio di Federico II del Sacro Romano Impero ed a tenerlo imprigionato fino alla sua morte (1272) malgrado le minacce del potente padre; nel 1275, invece, dopo un tentativo, fallito, della guelfa Bologna di attaccare la ghibellina Forlì, le truppe ghibelline di Guido da Montefeltro, di Maghinardo Pagani e di Teodorico degli Ordelaffi, misero in fuga i bolognesi presso il fiume Senio, al ponte di San Procolo. La rotta fu tanto grave che il carroccio dei bolognesi venne portato in trionfo a Forlì.
Nel 1256 il primo capitano del Popolo> (Giordano Lucino) insieme al Podestà promulgarono la "Legge del Paradiso" che riscattava i servi della gleba.
Nel 1337 ha inizio la signoria dei Pepoli, definita da alcuni studiosi una "criptosignoria" perché la famiglia cerca di governare ponendosi come primi tra pari piuttosto che come veri e propri signori della città. La signoria presenta forti elementi di continuità col passato, e resisterà fino al 28 marzo 1401 quando diventeranno signori di Bologna i Bentivoglio.
Nel 1507 passa allo Stato Pontificio fino al 1796 quando con Napoleone arrivano a Bologna le truppe francesi ma, dopo il Congresso di Vienna (1815) la città ritorna allo Stato Pontificio. Vi si stabiliranno gli austriaci, per essere poi annessa al Regno d’Italia nel 1860.
Bologna festeggia la Liberazione il 21 aprile 1945
Seconda guerra mondiale
La città di Bologna fu esposta a numerose azioni di bombardamento durante la Seconda guerra mondiale. L’importanza della città come grande centro urbano di raccordo tra nord e centro ed in particolare il valore strategico del suo nodo ferroviario la resero obiettivo primario da parte dei comandi Alleati. A tal fine il 16 luglio 1943 ebbe inizio una serie di bombardamenti i cui obiettivi erano essenzialmente strategici, ma con un raggio d’azione talmente vasto da coinvolgere gran parte del tessuto urbano e della popolazione.
L’attacco ebbe sulla città effetti devastanti tra i quali lo sconvolgimento della fisionomia di quartieri del centro storico di Bologna e danni ingenti al principale scalo ferroviario. Al termine del conflitto il 44% del patrimonio edilizio della città era stato distrutto o gravemente danneggiato.
Il 25 settembre 1943, Bologna fu nuovamente oggetto di attacchi e incursioni aeree, si contarono 936 morti, e migliaia di feriti, a differenza del 16 luglio vennero bombardati i quartieri periferici oltre al centro.
La mattina del 21 aprile 1945, in una Bologna ormai abbandonata dai tedeschi, entrò per primo l’87° Reggimento Fanteria del Gruppo di Combattimento "Friuli", comandato dal generale Arturo Scattini. Poiché i soldati erano vestiti con equipaggiamento inglese, questi furono inizialmente scambiati per gli alleati ma, al sentire le parlate italiane, la popolazione si rovesciò per la strada Maggiore a festeggiare e a portare in trionfo i soldati.
Bologna fu protagonista nella resistenza, dal dopoguerra la città è stata sempre un baluardo e fiore all’occhiello delle amministrazioni di sinistra.
Storia recente
La città ha avuto ininterrottamente sindaci di sinistra dal 1945 al 1999, il più famoso dei quali è stato Giuseppe Dozza. Nel 1999 tale tradizione si è interrotta con la storica affermazione di Giorgio Guazzaloca.
Durante l’amministrazione di Renato Zangheri, il 2 agosto 1980 alle ore 10.25 una bomba esplose alla stazione centrale di Bologna causando 85 morti: questo avvenimento è passato alla storia come la Strage di Bologna, e per esso sono stati condannati come esecutori dell’attentato i neofascisti dei NAR Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, mentre l’ex capo della loggia massonica P2, Licio Gelli, l’ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte sono stati condannati per il depistaggio delle indagini.
Nel 1999, il centro-sinistra perse le elezioni comunali, e gli elettori votarono in maggioranza a favore della coalizione di centro-destra guidata da Giorgio Guazzaloca. L’esperienza del centro-destra terminò nel 2004 quando l’ex sindacalista Sergio Cofferati venne eletto Sindaco della città, grazie alla partecipazione determinante della cittadinanza attiva (85 movimenti e associazioni, molte delle quali diedero vita nel 2005 alla rete Unirsi) insieme ai partiti de L’Ulivo e de L’Italia dei Valori.
Il sindaco successivo, Flavio Delbono, eletto a giugno del 2009, presenta le proprie dimissioni nel gennaio 2010 in seguito ad indagini che lo vedono accusato di reati come peculato, truffa aggravata ed abuso d’ufficio relativamente al periodo nel quale ricopriva la carica di vicepresidente della Regione Emilia-Romagna.
Distanza dalle altre principali città italiane
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Bari |
670 km |
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Firenze |
90 km |
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Genova |
310 km |
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Milano |
220 km |
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Brescia |
200 km |
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Napoli |
585 km |
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Palermo |
1290 km |
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Pisa |
170 km |
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Roma |
390 km |
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Torino |
340 km |
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Venezia |
160 km |
Zena e il Monte delle Formiche
Lungo lo Zena si trova il Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, mentre sul punto più alto a 638 m di altezza svetta il Monte delle Formiche con il caratteristico santuario di Santa Maria di Zena, che si trova su uno sperone roccioso tra le valli dell’Idice e dello Zena. Il santuario è noto anche come Santuario del Monte delle Formiche, ed è di origine medioevale: venne ricostruito nel 1297 dopo i danni subiti nella guerra fra Bologna e Ferrara, ma è stato oggetto di diversi rimaneggiamenti anche nel Settecento, nell’Ottocento, e poi nel 1955 per le deturpazioni subite durante la seconda guerra mondiale.
Il Monte delle Formiche, da cui si gode una bellissima vista, deve il suo nome a un curioso fenomeno: intorno all’8 settembre, giorno della festa della Madonna, sciami di formiche alate raggiungono la vetta e qui muoiono.
Questo è un fenomeno naturale (anche se qui è particolarmente intenso e plateale) comune a molti tipi di imenotteri: le formiche maschio, dopo l’accoppiamento, sono attratte dai luoghi che si stagliano all’orizzonte e lì si recano per morire. Le femmine andranno a cercare altri posti per dar vita a nuove colonie.
Il fenomeno è antichissimo dato che nel 1400 la chiesa era denominata Santa Maria Formicarum. La tradizione popolare ha attribuito all’evento una valenza quasi miracolosa, una sorta di omaggio della natura alla Madonna: sotto l’immagine della Vergine è riprodotto un distico latino che recita "centatim volitant formicae ad Virginis aram quo que illam voliant vistmae tatque cadunt" (ansiose volano le formiche all’altare della Vergine, pur sapendo che ai suoi piedi moriranno).
È tradizione che gli insetti vengano benedetti e donati ai fedeli (la credenza popolare vuole che curino alcuni malanni).
Nelle vicinanze è ancora visibile la grotta dove visse un eremita di nome Barberius nel XVI secolo (anche se recentemente compromessa da una frana).
Alla base del Monte delle Formiche, nei pressi del torrente omonimo, si trova il Castello di Zena. L’edificio è di origini medioevali, ma la sua architettura ha elementi compositi del XIV e XVII secolo.
La Val di Zena è una piccola vallata della provincia di Bologna percorsa dal piccolo e omonimo torrente, che nasce in comune di Loiano (Bo) e termina in comune di San Lazzaro di Savena (Bo). Il torrente Zena nasce dalle colline a nord del crinale situato fra Loiano e la sua Frazione Quinzano e dopo un breve percorso si immette nell’Idice a San Lazzaro di Savena, in località Pizzocalvo. La Val di Zena è percorsa da una strada per 3/4 fondovalle composta per i primi 16 Km. dalla S.P. 16 Val di Zena (Km. 0 loc. La Pulce di San Lazzaro di Savena, Km. 16 fraz. Zena di Pianoro) e per i successivi da strade comunali dei comuni di Pianoro e Monterenzio, fino a raggiungere, inerpicandosi l’abitato di Quinzano (Loiano). Oltre alla Pulce e a Quinzano, i principali centri abitati attraversati sono quelli di Farneto, San Salvatore di Casola (o Botteghino di Zocca) e Zena. Farneto è frazione di San Lazzaro, mentre le altre due località sono frazioni del comune di Pianoro. Botteghino ha visto negli anni ‘80 e ‘90 una certa espansione edilizia, anche per la vicinanza a San Lazzaro e Bologna, mentre gli altri centri della vallata sono rimasti pressoché stabili, ad eccezione della Pulce. In tutta la valle abbiamo la presenza di una natura poco contaminata, data anche dalla presenza non ingombrante dell’agricoltura e la quasi totale assenza di attività produttive e cave di estrazione, anche se presto la vallata sarà attraversata dal Treno ad Alta Velocità. Il Parco dei Gessi Bolognesi e dei Calanchi dell’Abbadessa ha sede proprio in Val di Zena, presso le grotte del Farneto, punto di incrocio fra Parco e Valle.
Il Contrafforte Pliocenico
Viene definito Contrafforte pliocenico l’insieme di rupi rocciose in pietra arenaria che si snodano come un bastione naturale tra le valli dei fiumi Setta, Reno, Savena, Zena e Idice, in provincia di Bologna, nei territori dei Comuni di Monzuno, Pianoro e Sasso Marconi (Comunità Montana Cinque Valli Bolognesi). Le rocce costituenti il Contrafforte sono il risultato della sedimentazione di sabbie e ghiaie trasportate dai torrenti appenninici all’interno di un ampio golfo marino che nel Pliocene (tra i 5 i 2 milioni di anni fa), interessava vasta parte dell’attuale Appennino Bolognese (la linea di costa era a circa 15 km a monte rispetto alla via Emilia). A causa dell’innalzamento e dell’abbassamento del livello del mare (causate da glaciazioni e deglaciazioni), vi furono numerosi cicli di sedimentazione. Le forze orogeniche innalzavano questi sedimenti da un lato e facevano sprofondare la parte opposta, con cicli di migliaia di anni, con una sorta di basculamento. Le successive fasi di sollevamento della catena appenninica hanno innalzato queste rocce fino ad oltre 600 m di quota, consentendo ai fenomeni erosivi di esplicarvi la loro azione, modellandole nelle forme che noi oggi osserviamo. Il substrato roccioso si compone nei rilievi più elevati (ad es. Monte Adone – 655 m s.l.m., Monte delle Formiche – 638 m, Monte Mario 466 m, Rocca di Badolo 475 m, Monte del Frate – 547 m, Sasso di Glossina) di arenarie grossolane, di un colore giallo dorato, mentre alla base i terreni sono composti da morbide argille, e spesso solcati da calanchi: tutte queste rocce sono ricche di fossili marini. Il Contrafforte pliocenico caratterizza un’area di grande interesse, non solo da un punto di vista geologico, ma anche faunistico e ambientale. Ciò che rende particolarmente suggestiva questa porzione dell’Appennino tosco-emiliano è la grande variabilità ambientale con una serie di habitat rocciosi, forestali e di prateria nettamente differenziati tra loro, nei quali nidificano rare specie di uccelli come il Falco pellegrino, il lanario (Falco biarmicus), il Falco pecchiaiolo, l’Albanella minore, il Succiacapre, il Tottavilla, l’Ortolano, il Calandro e l’Averla Piccola.
Presto diventerà un’area protetta (Riserva del Contrafforte pliocenico), che avrà un’estensione di circa 757 ettari.attro prioritari, coprono oltre la metà della superficie del sito.









